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Castello (Sec. X)

immagine ingrandita Castello - Vista del Complesso (Foto di Alessandro Vecchi) (apre in nuova finestra) Il complesso monumentale di Scaldasole, una delle presenze d'architettura fortificata più significative della provincia di Pavia e dell'intera regione, è composto da un castello e da un ricetto. Tale tipologia edilizia, unica nel panorama lombardo, è frequentissima nel vicino Piemonte.
Il nucleo originale del castello fu probabilmente eretto tra il X ed il XII secolo. Appartenne alla nobile famiglia pavese dei Campeggi, feudatari del luogo per lungo tempo. L'investitura del feudo passò successivamente, in una data imprecisabile tra il 1334 e il 1404, prima solo in parte poi totalmente, ai Folperti (nella persona di Ardengo, alto dignitario visconteo) che, nel 1404, ottennero dai Visconti la facoltà di ampliare il maniero costruendo il ricetto, cui assegnarono la funzione di piazza d'arme e di rifugio popolare, e riservando il castello a loro dimora signorile. Un edificio che, all'inizio del XV secolo, risultava "magnifico, tutto fiancheggiato da profondi fossati e guarnito di merli...".
Nel 1436 Filippo Maria Visconti tolse però il castello a Folperti che, col titolo di "maestro delle entrate ducali", era caduto in disgrazia sotto l'accusa di tradimento. Il castello passò quindi ad Jñigo d'Avalos e nel 1444 a Giovanni Pietro da Sesto, che lo conservò fino al 1451.
Alla revoca della condanna il feudo tornò nelle mani dei Folperti fino al 1456, anno in cui passò al conte Francesco Pico della Mirandola che lo concesse in dote alla figlia Taddea, sposa, nel 1465, di Giacomo Malaspina.
Il periodo in cui il borgo ed il suo castello furono sotto i Malaspina fu quello di massimo splendore: la fortezza venne abbellita da un portico con loggiato di stile bramantesco e furono aperte le finestre; il complesso edilizio, con le sue sette torri medioevali, le volte e i camini rinascimentali, alcune sale ottocentesche, fu visitato da illustri personaggi: nel 1491 Isabella d'Aragona, promessa sposa del duca di Milano Gian Galeazzo Sforza, nel 1497 l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo e nel 1533 Carlo V; nel XIX secolo il ministro Camillo Benso conte di Cavour e diversi altri statisti del tempo.
immagine ingrandita Castello - Vista laterale (apre in nuova finestra) La proprietà fu ceduta nel 1577 al conte Rinaldo Tettoni, il quale la vendette al cardinale Tolomeo Gallio di Como nel 1582. Per sua volontà vennero costruiti la cappella e il bellissimo giardino, a testimonianza del quale ancora oggi rimangono due magnolie sul lato settentrionale del fossato, colmato per l'occasione, nonché una scalinata in sasso, adornata da due statue di Vicenza, che scende ad occidente.
A poca distanza dall'ingresso settentrionale il prelato fece costruire delle bellissime scuderie, ancor oggi ben conservate. Alla metà del 1700 il maniero fu venduto, dagli eredi del cardinale, alla nobile famiglia degli Strada che ne è tuttora proprietaria.
Il Castello di Scaldasole ripropone oggi l'impianto tipico delle fortificazioni viscontee, con cortile centrale rettangolare - con al centro un magnifico pozzo in laterizio - merlatura esterna, torri angolari, fossato e barbacane con il ponte levatoio.
La sua tipologia edilizia è unica nel panorama lombardo poiché si compone di castello, a nord, e ricetto, a sud, che risulta costituito da tre corpi aggregati al castello con due torri gemelle ed una centrale in corrispondenza dell'ingresso orientale.
All'interno sono visibili stupendi camini d'epoca rinascimentale che abbelliscono le stanze del castello, tra le quali si possono ammirare la cucina, il salotto, la sala da pranzo, la Camera degli orologi, la "Sala maiore", la "Camera longa", dedicata alle riunioni di consiglio del feudatario-podestà dove si legge il motto di casa Malaspina "Mala spina bonis, bona spina malis", la biblioteca con volumi di storia pavese e lombarda, la Camera degli orologi e la Camera Turchina, un tempo riservata alle udienze private del signore, che oggi ospita il Museo archeologico, in cui si possono ammirare importanti pezzi di varia tipologia ed epoca, dall'età neolitica al periodo longobardo.
I materiali, riferibili per lo più a contesti funerari, vennero rinvenuti in Lomellina tra la fine del XIX secolo e l'inizio del successivo. La collezione è stata recentemente vincolata alla pubblica tutela dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in forza del suo notevole interesse scientifico.

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